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CBT - Psicologo Giuseppe Elia

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La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è, ad oggi, uno dei modelli terapeutici più efficaci e ampiamente utilizzati a livello internazionale per affrontare e trattare i disturbi psicopatologici. Si tratta di un approccio strutturato e orientato agli obiettivi, in cui il paziente gioca un ruolo attivo nel proprio processo di cambiamento. La CBT si fonda sul principio che esiste un’interazione profonda tra pensieri, emozioni e comportamenti, e che molti dei disturbi psicologici derivano da credenze disfunzionali, ovvero convinzioni rigide che si formano nel corso della vita e tendono a radicarsi nel tempo, a partire dalle esperienze dell’infanzia. Nonostante queste credenze possano generare sofferenza, esse continuano ad influenzare la vita dell'individuo a causa di specifici meccanismi di mantenimento che ne impediscono la modifica.  Rappresentano modalità abituali di interpretare e organizzare le informazioni e ci aiutano a dare un senso a noi stessi, agli altri e al mondo. Funzionano come filtri, fungono da mappa e bussola per avere conoscenze affidabili sulla realtà e sulle relazioni con gli altri. Sebbene molti di questi pensieri siano adattivi per far fronte alle difficoltà della vita, alcuni possono diventare disfunzionali. Le credenze, sono considerazioni specifiche che una persona ritiene vere. Possono riguardare sé stessi (“non valgo nulla”), gli altri (“le persone ti feriscono sempre”) o il futuro (“le cose andranno sempre male”). Quando le credenze disfunzionali si consolidano, soprattutto se originate da esperienze precoci negative, possono contribuire allo sviluppo di vari disturbi ed alla sofferenza psicologica.

In questo contesto, la percezione soggettiva della realtà è un elemento chiave nel mantenimento dei disturbi psicologici. In altre parole, non sono gli eventi in sé a causare la sofferenza psicologica, ma il modo in cui l’individuo interpreta e reagisce a tali eventi. Le interpretazioni della realtà, quando distorte, influenzano profondamente lo stato emotivo ed il comportamento, creando un circolo vizioso che perpetua il disagio psicologico. Bisogna distinguere infatti:

  • evento (stimolo esterno): fatto oggettivo che accade nella realtà.
  • pensiero (interpretazione soggettiva): il modo in cui la persona elabora e dà significato all’ evento.

Il pensiero rappresenta un filtro attraverso cui viene interpretata la realtà e nella maggior parte dei casi ciò avviene senza consapevolezza.

Nella psicoterapia cognitivo comportamentale, il ruolo del terapeuta non è limitato ad ascoltare passivamente, ma di collaborare attivamente con il paziente, per identificare e modificare questi schemi disfunzionali. Il terapeuta aiuta il paziente a diventare consapevole dei pensieri automatici negativi che influenzano la sua percezione della realtà e ad adottare nuove modalità di pensiero più equilibrate e funzionali. Inoltre, il terapeuta accompagna la persona non solo nell’esplorazione dei propri pensieri, ma anche nell’ascolto e nella gestione delle emozioni, aiutandola a ritrovare equilibrio e a sviluppare comportamenti più funzionali.

La CBT ha origine dall’integrazione di due approcci psicoterapeutici fondamentali: la terapia comportamentale, che si concentra sulle azioni e sui comportamenti, cercando di modificarli attraverso strategie pratiche, e la terapia cognitiva, sviluppata da Aaron Beck negli anni '60, che esplora l’impatto dei pensieri automatici e delle credenze disfunzionali sulle emozioni e sul comportamento. L’unione di queste due correnti ha dato vita a un modello terapeutico estremamente efficace, in grado di affrontare una vasta gamma di problematiche psicologiche, tra cui ansia, depressione, fobie, disturbi ossessivo-compulsivi e disturbi della personalità.
 
Negli ultimi decenni la Terapia Cognitivo-Comportamentale si è evoluta integrando nuovi approcci noti come “terza ondata”, spostando l’attenzione dal cambiamento diretto dei pensieri al modo in cui sono percepiti e affrontati. Invece di cercare di combatterli, l’obiettivo diventa sviluppare un rapporto più sano con la propria mente. Ciò avviene attraverso pratiche che promuovono consapevolezza, autoregolazione emotiva e accettazione. I modelli di terza ondata vanno a completare la CBT tradizionale arricchendola con nuove strategie e strumenti flessibili per affrontare situazioni emotive complesse. L’attenzione si sposta dalla modifica dei pensieri al distacco da essi. Si impara ad osservare i pensieri senza lasciarsi travolgere da essi, senza identificarsi completamente con essi, riconoscendo che “noi non siamo i nostri pensieri”.








          
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